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Home » Pienza: Il Museo Diocesano

Il Museo diocesano di Pienza è stato inaugurato solennemente il 7 maggio 1997 nella nuova sede ristrutturata del Palazzo vescovile in vale Rossellino. Si tratta di una raccolta ricchissima di opere d'arte, quadri, oreficeria, arazzi, arredi sacri, trittici e pale d'altare, sculture lignee che sono strettamente collegati alla storia della città nata da un sogno d'amore e da un pensiero di bellezza di papa Pio II Piccolomini.

Il grande pontefice umanista ne costituì il primo nucleo quando decise di fare del borgo natìo un'opera d'arte a ricordo imperituro del suo passaggio terreno e della sua famiglia. “Pio II intese realizzare il suo sogno umanistico di erigere una nuova città ideale in luogo di Corsignano chiamando l'architetto fiorentino Bernardo Gambarelli detto il Rossellino, anche se l'ideatore del progetto generale sembra sia stato lo stesso Pontefice, ispirato alle teorie rinascimentali di Leon Battista Alberti. Così sorse uno dei più importanti complessi architettonici del Rinascimento, specie nella Piazza centrale che accoglie il Duomo, il Palazzo Piccolomini, il Palazzo Borgia ed il Palazzo Comunale” (L.Martini). Il Museo è stato inaugurato dopo un lungo restauro curato dall'impresa di Emilio Fiorini di Montepulciano, proprio nel Palazzo vescovile che fu edificato dal cardinale Borgia che poi divenne Papa -padre del conte Valentino, ispiratore del "Principe" di Machiavelli- e noto per aver scomunicato e condannato al rogo il Savonarola.

Anche in questo estremo lembo della terra senese sembra che sia passata l'eco della storia, dietro ai sogni umanistici di Papa Enea Silvio Piccolomini che qui soggiornò nel 1462 per due mesi per riprendere le forze dopo essere sfuggito alla peste che infuriava ad Abbadia San Salvatore. Il Museo è stato allestito in undici sale ed ordinato secondo un criterio cronologico dal duecento al settecento, ma sono state evidenziate raccolte particolari come i famosi libri di coro splendidamente miniati e la serie di tre splendidi arazzi fiamminghi. Da un primo nucleo facente parte dell'antico Museo vescovile la raccolta è andata via via ampliandosi fino a comprendere opre che erano custodite nei musei senesi o in piccole dotazioni di chiese sospese al culto, come le statue lignee di Domenico di Niccolò "dei cori" provenienti da Monticchiello e da Palazzo Massaini.

Da Monticchiello proviene la famosa Madonna con bambino di Pietro Lorenzetti che fu rubata e poi recuperata, conservata da allora al Museo di Siena per motivi di sicurezza o piuttosto con l'intento di arricchire di un pezzo prezioso la pur ricca collezione. Oggi le Amministrazioni si orientano in modo da valorizzare le opere d'arte nel territorio dove sono nate, specie quando questo nasce sulla base di un piccolo nucleo devozionale o di collezioni private o scoperte sul territorio come risultati di scavi archeologici.

Si tratta di sceltissimo patrimonio d'arte che trova riferimento proprio sul territorio e che dal territorio trae il suo retroterra di civiltà. Si pensi al reliquiario di S.Andrea che è strettamente legato al pontificato di Pio II che lo aveva ricevuto in dono dal Cardinale Bessario (ritratto in un famoso affresco di Piero della Francesca) ed il cui avventuroso viaggio devozionale da Patrasso costituisce il soggetto di una serie di dipinti del Museo. La visita, a parte il valore notevole delle opere d'arte come quelle firmate dal Lorenzetti, il Vecchietta, il Sassetta, risulta una inesauribile fonte di documentazione storica sui costumi e l'immaginario collettivo dell'epoca.

Le committenze, le occasioni per cui le opere ebbero origine, squarciano il velo su tutta un universo di credenze, di modi di vivere e di convivere, i cui segni si riconoscono ancor oggi, per esempio la serie di "testate" del Rustico relative ad un cataletto funebre che fu commissionato da una compagnia laica della buona morte che trova ancora un riferimento puntuale nella odierna Confraternita della Misericordia di Montepulciano. L'autore riecheggia i moduli figurativi del Sodoma che nella zona operò al Convento benedettino di S.Anna in Camprena e Monte Oliveto Maggiore. È tutta una storia di richiami semantici e della vita quotidiana del popolo che riemerge dall'oblio dei secoli con i suoi culti e le sue tradizioni, una cultura sommersa dall'aridità e l'approssimazione dei curatori ufficiali delle memorie storiche.

[Paolo Mei ]

 

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