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Pio II - Enea Silvio Piccolomini

Nato a Corsignano il 18 ottobre 1405, dopo lo studio del diritto, al seguito del Card. Capranica si recò al Concilio di Basilea e successivamente ebbe vari incarichi in tutta Europa trovandosi contemporaneamente al servizio dell’Imperatore Federico III e dell’Antipapa Felice V. Animato da una grande fervore per le "humanae litterae" che lo seguì per tutta la vita, contribuì molto alla diffusione della cultura umanistica in Germania, tanto da essere chiamato "l’apostolo dell’Umanesimo in Germania" e, presi gli ordini sacri, fece una brillante carriera fino ad essere eletto papa il 18 agosto 1458 assumendo il nome di Pio di derivazione virgiliana dal "Pius Aeneas" che gli servì anche come slogan per difendersi dalle accuse della sua gioventù libertina: " Aeneam rejicite, Pium recipite". Pur essendo dotato di un grande senso della concretezza di un forte realismo e talvolta anche di spregiudicatezza, rimase legato al sogno della anacronistica restaurazione del sacro Romano Impero per difendere la civiltà occidentale dalla minaccia della barbarie turca che lo indusse a scrivere la famosa epistola, mai inviata, a Maometto II e ad assumere personalmente il comando di una spedizione che si presentava irrealizzabile per cui morì ad Ancona nella notte fra il 14 e il 15 agosto 1464. L’umanesimo fu la forza coesiva della sua personalità: "sine litteris omnis aetas caeca est" e questa convinzione fece sì che non si verificasse mai una frattura fra uomo e il letterato tanto che tutta la sua opera fu sempre sostenuta dalla profonda fiducia nell’agire umano come mezzo di affermazione dell’ umana dignità e di innalzamento verso il sublime. La sua fama é legata soprattutto all’opera grandiosa dei Commentarii rerum memorabilium quae temporibus suis contigerunt, ma altre e molte sono le opere con cui il Piccolomini fu conosciuto nell’Europa e che contribuirono ad innovare alcuni generi. Tra queste basta citarne alcune come la Historia de duobus amantibus che si presenta molto articolata e varia per i notevoli richiami boccacceschi, per l’impostazione epistolare, per la ripresa della società contemporanea, per la sfumata malinconia che avvolge la fine della vicenda con la morte della protagonista. Interessante anche la commedia " Chrysis" rivolta ad un pubblico dotto che viene messo in satira dall’autore o il "De curialium miseriis" dal quale traspare la critica della vita cortigiana ritratta con molta realtà ed immediatezza per citarne solo alcune. Uomo eclettico, di grande intelligenza e arguzia seppe passare da un genere all’altro e seppe darci con la sua vastissima opera che s’intreccia dall’elegia all’epigramma, dal trattato politico all’ opera storica, dall’ inno liturgico alla commedia un vivo ritratto di sé e del suo tempo, ma evidenziando sempre come la sua capacità operativa non fosse mai scissa dall’ ideale supremo ed eterno cui l’opera era finalizzata rivelandosi un vero umanista cristiano.



 

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